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La bufala della falsa credenza

L’uomo si è ritenuto bravo, se non il migliore tra le differenti specie viventi, nel capire quello che gli altri stanno pensando, un talento noto, nei tempi moderni, come “teoria della mente”. Qualche decennio fa (anni novanta), la scuola anglosassone mise a punto il test di Sally e Anne, al fine di misurare la capacità dei cuccioli d’uomo di inferire che un’altra persona ha una falsa credenza su qualcosa. Nel test, al bambino viene mostrata una scena che coinvolge due bambole, Sally ed Anne. La prima ha una cesta, la seconda una scatola. Sally mette una biglia nella sua cesta ed esce di scena. In sua assenza, Anne toglie la biglia dalla cesta per metterla nella sua scatola. Al ritorno di Sally, al bambino, che osserva dall’inizio la scena, viene CHIESTO dove Sally cercherà la biglia. I bambini sotto i quattro anni in genere DICONO che la cercherà nella scatola, ovvero nel posto dove realmente si trova. Quelli un pò più grandicelli realizzano che Sally non ha visto lo spostamento della biglia e, pertanto, in modo corretto rispondono che la cercherà nella cesta. Per gli sperimentatori questa è la testimonianza che, intorno ai quattro anni, gli uomini comprendono che Sally ha una falsa credenza, grazie all’attivazione di un “modulo neuronale” congenito, capace di garantire una nuova funzione mentale (teoria della mente). Grazie al funzionamento di questo modulo neuronale i bambini finalmente sanno cosa c’è nella mente di Sally, e che, la tal cosa, è differente da quella presente nella loro mente. Con la superficialità, che storicamente la medicina ha riservato ai disturbi del comportamento e del linguaggio in età evolutiva (autismi), molti pseudo-professionisti sottoposero soggetti con autismo al test. Il fallimento fu interpretato come segno di “cecità mentale”, ovvero come una congenita incapacità di leggere la mente altrui da parte degli autistici. Cosa, di drammaticamente errato (ovviamente per i soggetti con autismo e per le loro famiglie e non certo per i professionisti), era stato commesso?. Innanzitutto, non è mai stato chiarito che, i bambini sotto i quattro anni sembrano agire come se comprendessero ciò che credono gli altri, anche se non sono in grado di DIRLO. In un notevole studio, condotto da ricercatori ungheresi, bambini di soli sette mesi restavano influenzati dalle credenze di un altro individuo. Ai bambini venivano mostrati dei video di una palla rotolante dietro ad uno schermo. La palla a quel punto poteva restare dietro lo schermo o rotolare via. Gli eventi venivano osservati anche da un personaggio dei cartoni animati che, come Sally, a volte lasciava la scena per poi ritornare. Qualora la posizione della palla cambiava in assenza del personaggio, al suo ritorno, i bambini fissavano più a lungo la scena quando questa violava le supposte aspettative del personaggio dei cartoni. Come a dire che, i bambini si aspettavano che il personaggio dei cartoni fosse sorpreso, come se potessero leggere le sue intenzioni. L’importanza dello studio sta nel mettere in evidenza che, la comprensione delle credenze degli altri può influenzare persino il modo in cui agiscono i bambini molto piccoli, sebbene questi NON SIANO IN GRADO DI TRADURRE IN PAROLE SIFFATTA COMPRENSIONE. I bambini piccoli, istintivamente, mostrano di comprendere la falsa credenza, ma NON SONO IN GRADO DI DIMOSTRARLO VERBALMENTE, poichè guardano dove un attore crede erroneamente che un oggetto sia nascosto. Ha significato sottoporre un soggetto con disfunzioni, sia verbali che della percezione visiva, al test di Sally ed Anne?. Oppure è privo di abilità mentali chi esegue il test?. Siamo bravi a capire quello che gli ALTRI pensano in quanto ci si basa sull’intuizione, sfruttando indizi sottili di cui, sovente, non siamo consapevoli, ma che ciononostante recepiamo attraverso i SENSI. Di sicuro, inoltre, tale abilità è plasmata dalla condivisione culturale. Infatti, le persone della stessa cultura tendono a rispondere negli stessi modi alle medesime situazioni (ESPERIENZA), questo grazie, soprattutto, alla CONDIVISIONE DEI SENSI (vediamo quello che gli altri vedono, sentiamo quello che gli altri sentono, annusiamo quello che gli altri annusano). E’ questo il motivo per il quale, gli esseri umani, esperti compresi, sono bravi a leggere la mente di altri esseri umani, ma non così bravi a leggere la mente di uno scimpanzè. E’ proprio difficile, per una certa neuropsichiatria infantile, dire che la “teoria della mente” è una grossa bufala e chiedere scusa a quei soggetti, che per una noxa patogena allo stato non precisabile, mostrano una disfunzione sensori-motoria, con conseguente disorganizzazione neurologica?. Ma cosa c’entra la lettura della mente?.

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