Da alcuni anni, grazie alla fMRI si è potuto stabilire con “scientificità” che nel cervello dei soggetti con disturbo dello spettro autistico ci fosse un “disordine geografico della rete neurale”. Ovvero, nel cervello dei bambini con disturbo dello spettro autistico ci sono aree iper-connesse ed aree ipo-connesse.
Siccome il cervello umano è estremamente plastico, era lecito porsi una domanda: il disordine di sviluppo della rete neurale rappresenta la causa degli apprendimenti atipici oppure è secondario a quello che il cucciolo d’uomo quotidianamente ha fatto nel corso del suo sviluppo?
Uno studio del 2023 dell’Università della California, Los Angeles dipartimento di neuroscienze, effettuato con fMRI su una popolazione di bambini ad alto rischio familiare di sviluppare un quadro clinico di DSA, dell’età di 1,5 mesi di vita con controllo al nono mese di vita, ha risolto il dubbio ed ha dato ulteriore conferma a quanto esposto nella Teoria del cervello autistico (ruolo del talamo nella genesi della clinica).
Come si può osservare, leggendo l’articolo, le iperconnettività e le ipoconnettività sono precocissime e coinvolgono precise aree del nostro sistema nervoso: il talamo e le sue proiezioni.
Non possiamo manifestare altri dubbi (in termini neurofisiopatologici), la storia clinica del bambino con autismo ha un preciso punto di partenza: il disordine con cui il cucciolo d’uomo, fin dalle prime fasi del suo sviluppo, astrae significati dai suoi circuiti sensori-motori.
Le iperconnessioni talamiche con le aree che mappano il corpo (sistema limbico, corteccia motoria primaria) sono evidenti già all’età di 1,5 mesi mentre, quale conseguenza di questo disordine, ai 9 mesi di vita sono evidenti le ipoconnessioni tra talamo e aree anteriori o di supeconvergenza.
Buona lettura.
