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I meccanismi biologici del dimenticare ci proteggono dall’epilessia.

 

Negli ultimi anni, le neuroscienze moderne ci hanno fornito utili conoscenze sui meccanismi sia delle memorie che dell’oblio dimostrandoci che, siccome la nostra vita è soggetta a continui cambiamenti, è fondamentale che il nostro cervello ci aiuti a dimenticare. Infatti, per adattarci alle mutevoli condizioni del nostro ambiente dobbiamo costantemente apprendere nuove informazioni, ma anche dimenticare quanto già imparato. In altri termini, hanno stabilito che il grado in cui ricordiamo dipende anche da quanto bene dimentichiamo e, dunque, l’atto del dimenticare non rappresenta un rivale dell’apprendere, come erroneamente si pensava in un passato recente, bensì un alleato.

Un altro dato degno di essere considerato è che il dimenticare, per le moderne neuroscienze, rappresenta un processo attivo. In effetti, il dimenticare non avviene nel cervello passivamente, inibendo collegamenti sinaptici ormai in disuso. Esso, allo stato, viene paragonato ad un filtro; per cui se non dovesse funzionare ci troveremmo inondati da un flusso di informazioni irrilevanti. Invece, dimenticare permette al cervello di concentrarsi sulle informazioni essenziali e di trascurare i fatti irrilevanti collegati.

Per comprendere i meccanismi biologici che ci permettono di svolgere questa importantissima funzione del dimenticare dobbiamo prima “ricordare” cos’è la percezione, e come viene trasformata in memoria.

Nel corso della nostra vita siamo chiamati a trattenere in memoria per un tempo molto breve ciò che tocchiamo, vediamo, udiamo, annusiamo, gustiamo ma che, allo stesso tempo, sia un tempo lungo a sufficienza per l’arrivo dell’impressione sensoriale successiva. Per esempio, poichè l’elaborazione della percezione visiva nella retina (labbra che si muovono) dura più a lungo del suono nell’orecchio interno (voce) immagazziniamo ogni input di un sistema sensoriale per circa un quarto di secondo (memoria sensoriale). Ma non appena segue l’impressione sensoriale successiva, la precedente deve essere cancellata per evitare il sovrapporsi. Dunque, cancellare e dimenticare non sono errori della memoria, sono processi necessari per percepire. Successivamente, possiamo archiviare per un lungo termine alcuni ricordi (una parte infinitamente piccola della nostra esperienza) poichè ha spesso un senso sovrascriverlo ad eventi precedenti. Sappiamo che l’ippocampo ha un ruolo importante nel trasferire fatti e ricordi autobiografici dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine (LTP o potenziamento a lungo termine). Quello che abbiamo saputo successivamente è che, anche il dimenticare è basato su un meccanismo cellulare (LTD o depressione a lungo termine). Inoltre, si è visto che i fondamenti molecolari dell’LTP e dell’LTD sono molto simili. Infatti, se un afflusso più intenso di ione calcio mediato da un recettore del glutammato determina LTP, un minore afflusso di ione calcio causa LTD. Se la concentrazione di calcio è elevata, gruppi fosfato vengono agganciati ai rispettivi recettori sinaptici, che diventano così più efficienti. Se il livello di concentrazione di calcio si abbassa, i gruppi fosfato vengono rimossi, avviando segnali a cascata in direzione opposta. E’ così che le sinapsi si rafforzano o si indeboliscono a livello delle loro connessioni. Ad esempio, sappiamo che i bambini hanno un numero più alto di sinapsi rispetto ad un adulto e, nel corso del neurosviluppo, con questo meccanismo biologico cristallizzano alcuni collegamenti ed eliminano altri (apprendimento).

Un’altra considerazione non deve sfuggirci.

Una cellula nervosa può essere collegata anche a 100.000 altri neuroni. Tra tutte queste sinapsi avviene una grande competizione. Spesso i punti di contatto si modificano nella struttura e,dunque, nella funzione, sottraendo fattori di crescita da sinapsi vicine rimaste meno attive (esperienza). Rita Levi Montalcini è stata tra i primi ad isolare i fattori di crescita che sono proteine prodotte dall’organismo, capaci di regolare la moltiplicazione e la migrazione neuronale, oltre che le selezione delle sinapsi (organizzazione neurologica). Quello che un gruppo di ricerca tedesco ha evidenziato di recente è che le sinapsi meno usate devono essere indebolite (dimenticare), mentre le più usate devono essere rafforzate. Questo perchè, se tutti i contatti sinaptici di una cellula nervosa si rinforzassero al massimo con il PTL le cellule non potrebbero più archiviare cose nuove e sarebbero ipereccitabili, scatenando crisi epilettiche.

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