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UN FUOCO NEL CORPO DI MARCO

                                                       

Nell’ultimo articolo del blog “autismo fuori dagli schemi” ho scritto di una citochina, l’interleuchina-6.

Oggi, con questa nuova pagina, proviamo a “familiarizzare” con queste proteine.

Marco è un simpatico ragazzo di quasi vent’anni, con disordine della fase sensori-motoria del neuro-sviluppo, originario del Sud-Italia e che vive vicino Milano.

In questo inizio estate rovente, la notte è un vero incubo sia per Marco sia per i suoi genitori.

 Marco ha caldo, suda in maniera abbondante, specie il capo, e la temperatura del suo corpo supera i trentasette gradi. Eppure non è solo questione del caldo torrido (la casa è climatizzata).

 Due anni orsono, dal mese di aprile al mese di luglio, Marco manifestò lo stesso disturbo (IPERTERMIA).

La clinica, da tempo, ci ha fatto conoscere che le persone, in situazioni di stress, manifestano temperature corporee elevate, temporanee o persistenti, in assenza di infezioni (ipertermia).

Questa produzione di calore è una preparazione a una minaccia: il nostro corpo si scalda per la reazione di “attacco o fuga”.

A testimonianza di questo dato clinico, la ricerca ci aveva mostrato che subito prima di un incontro di boxe, la temperatura misurata per via orale in ragazzi di 12-14 anni, era di 1 grado più alta di quella misurata a casa alla stessa ora del giorno.

Sappiamo da tempo che è un fenomeno che si manifesta anche negli animali.

E’ per questo che diventa un errore “clinico” definirla una febbre psicogena.

La febbre, in effetti, è conseguenza del fatto che alcune cellule immunitarie del fegato e dei polmoni rilasciano segnalatori chimici (CITOCHINE) che, tra le varie cose che fanno, liberano prostaglandina E2 che, passando nel sangue, raggiunge il cervello e attraverso l’ipotalamo e il tronco encefalico agisce sul sistema simpatico.

 A sua volta, il simpatico stimola il tessuto adiposo bruno a produrre calore e, inoltre, restringe i vasi sanguigni della pelle per evitare che il calore si disperda.

E’ per questo meccanismo biochimico che l’aspirina “funziona”.

Nell’ipertermia da stress la produzione di calore non è controllata dalla prostaglandina E2 e, per questo, l’aspirina non funziona.

Possono invece funzionare le benzodiazepine o gli S.S.R.I. e questo perché è la corteccia mediale frontale (corteccia cingolata anteriore) ad attivare l’ipotalamo ed i circuiti della paura-stress (amigdala e nuclei talamici) con una cascata fino al tessuto bruno adiposo.

Di recente siamo venuti a conoscere anche una terza condizione, quella dell’ipertermia secondaria allo stress prolungato (probabilmente il caso di Marco).

Lo stress prolungato attiva nel cervello le cellule della microglia, che a loro volta rilasciano CITOCHINE pro-infiammatorie.

Questi segnalatori chimici fanno aumentare la temperatura corporea e possono anche “annebbiare la mente”.

La Natura, nel corso dell’evoluzione, ci ha fornito dei meccanismi di difesa biologici che possono attivarsi in “condizioni differenti” ma che hanno in comune “una minaccia per il corpo”.

E’ bene conoscere queste nostre “sostanze chimiche”.

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