Non dovrebbe meravigliarci più di tanto leggere che lo sport fa bene alla memoria, agli apprendimenti ed alle funzioni esecutive ovvero alle strategie messe in atto per portare a termine con successo i nostri obiettivi.
Negli ultimi tempi la ricerca scientifica è molto impegnata nel tentativo di definire il perché di questo ovvero di quali siano i meccanismi biologici che collegano il movimento con le nostre “prestazioni mentali”.
Oggi ci è chiaro che i muscoli non generano solo forza ma operano anche come un organo secretorio, cioè producono sostanze che vengono rilasciate nel tessuto circostante o nel sangue per “comunicare” con altre parti del corpo.
Ad esempio, in continuità con gli ultimi articoli del blog “autismo fuori dagli schemi”, si è visto che i muscoli scheletrici producono una proteina, l’interleuchina 6, quando si contraggono insieme.
In relazione all’intensità del movimento, la concentrazione di IL-6 può aumentare nel sangue fino a cento volte. Si è visto anche, che questo aumento di IL-6 a breve termine dell’allenamento reprime le reazioni infiammatorie.
Recentemente, la ricerca, per comprendere al meglio, ha comparato un gruppo di persone che camminava a passo svelto tre volte alla settimana per 45 minuti con un gruppo di persone che, per lo stesso tempo, praticava yoga o stretching. Il tutto per un anno.
Il risultato riscontrato è l’aumento dell’ippocampo di circa il 2% solo nel primo gruppo.
Ricordo che l’ippocampo è necessario per trasferire nella memoria a lungo termine le nuove informazioni apprese.
Sappiamo anche che in una parte dell’ippocampo, il giro dentato, c’è neurogenesi anche in età adulta.
La voglia di conoscerci ha spinto il motore della ricerca, e si è visto che nei topi molto attivi fisicamente è presente nel sangue una molecola derivante dalla muscolatura (miochina) chiamata catepsina B.
Questa miochina, prodotta dall’attività dei muscoli scheletrici, è capace di aumentare l’espressione del gene che contiene le istruzioni per la sintesi di BDNF (favorisce la crescita dei neuroni e l’integrazione dei giovani neuroni in rete).
Successivamente, si è visto che esistono altre miochine capaci di influenzare il livello di BDNF nel cervello.
Tra queste voglio ricordare il lattato (si forma quando i muscoli non recuperano appieno, causa l’ossidazione delle sostanze nutritive, il proprio fabbisogno di energia).
Il lattato attraversa la barriera emato-encefalica e rappresenta un eccellente nutrimento per i neuroni essendo ricco di energia. Anch’esso stimola la produzione di BDNF.
Altra conoscenza, a dimostrazione di quanto è utile il movimento per il benessere neuronale, è quella relativa alla “chinurenina”.
In condizione di stress cronico, l’organismo attiva una via metabolica che trasforma triptofano (aminoacido) in chinurenina. Questa molecola attraversa la barriera emato-encefalica e, raggiungendo il cervello, provoca infiammazione.
Quando pratichiamo sport, i nostri muscoli producono un enzima che trasforma chinurenina in acido chinurenico che, non potendo attraversare la barriera emato-encefalica, non danneggia le cellule nervose.
