I progressi nell’ambito delle neuroscienze procedono ad una velocita’ davvero impressionante. Di recente i ricercatori ci hanno fatto conoscere che la corteccia cerebrale adulta dei mammiferi con cervello grande ospita “cellule dormienti”. Non cellule nuove, ovvero prodotte da neurogenesi post fase di moltiplicazione neuronale, ma cellule immature, ovvero non specializzate, in attesa di stabilire collegamenti funzionali o sinapsi. Anni dopo la neurogenesi, se non addirittura decenni dopo, si è visto che questi neuroni immaturi, bloccati in uno stadio di standby, sono capaci di riprendere la loro crescita per adattare o modificare l’architettura della rete neurale in relazione alle esigenze ambientali a cui l’organismo si trova ad essere sottoposto in quel determinato momento della sua vita (apprendimento/memoria).La ricerca ci ha fatto conoscere anche che queste cellule dormienti si posizionano, nella fase della migrazione neuronale, nello strato II delle colonne corticali dei mammiferi. Sembra abbastanza logico supporre che la richiesta adattiva esercitata dall’ambiente sull’organismo (richiesta di apprendimento) rappresenti il fattore chiave capace di stimolare il “risveglio” di questi neuroni dormienti. Si ferma qui’ la nostra conoscenza?
Di recente le neuroscienze hanno aggiunto un altro elemento alla costruzione del puzzle (chi siamo?) facendoci conoscere l’importanza del sonno, specie della fase del sonno ad onde lente, nel processo di maturazione dei nostri “neuroni dormienti”. Da tempo siamo venuti a sapere che il sonno (trascorriamo piu’di un terzo di vita a dormire) non è solo un periodo di inattivita’ per recuperare le forze. Infatti, sappiamo che durante il sonno processi biologici particolari (per esempio, il volume delle cellule nervose si riduce di piu’ del 40% per favorire l’aumento dello spazio intercellulare) assicurano l’eliminazione dei prodotti finali del metabolismo e, pertanto, di ripristinare le molecole utilizzate. Anche per il riequilibrio dei meccanismi di difesa sappiamo che il sonno svolge un ruolo importante. Di certo, il sonno svolge un ruolo importante anche nel consolidamento delle tracce mnestiche. Sembra che l’inattivita’ ciclica del corpo ospitante il cervello favorisca il consolidamento della memoria mentre il sovraccarico sensoriale (estero e propriocettivo) da assenza di sonno potrebbe ostacolarlo.
In altri termini, siccome abbiamo recettori che segnalano le posizioni del corpo con i relativi cambiamenti, i movimenti e gli stimoli esterni non sono graditi per il consolidamento delle tracce mnestiche. Dunque, affinche’ i neuroni corticali possano effettivamente specializzarsi (crescita e selezione dei prolungamenti con formazione e stabilizzazione delle sinapsi), l’interruzione ciclica di periodi in cui il cervello è disimpegnato sia dalla propriocezione sia dalla esterocezione oltre che da una intensa attivita’ tra aree corticali distanti rappresenta una condizione altamente favorevole. E’ per quest’ultimo punto, desincronizzazione tra aree corticali, che gli studi si sono concentrati soprattutto sulla fase del sonno ad onde lente.
Ricapitolando: il cervello, dopo essere passato gradualmente dallo stato di veglia e vigilanza all’incoscienza statica del sonno, è tutt’altro che inattivo. Le varie aree corticali, liberate dal controllo delle azioni, si presentano pronte a consolidare specifiche sinapsi al fine di consentire all’organismo di acquisire e consolidare conoscenze su situazioni vissute ed in parte gia’ registrate da circuiti neurali (cortecce-ippocampo).Quanto stiamo leggendo dovrebbe suscitare in ogni lettore una prima riflessione: quale area del nostro cervello dirige l’orchestra di cosa dobbiamo ricordare specialmente in una condizione fisiologia ove prevale la desincronizzazione tra aree corticali?
La ricerca ci ha mostrato che il vero supervisore è l’esperienza! (Quando il blog autismo fuori dagli schemi prende le distanze dal comportamentismo e da un “certo cognitivismo” lo fa esclusivamente su fondamenta scientifiche). Infatti, il cono di crescita si espande, in base alla richiesta di apprendimento, verso la direzione che garantisce il livello piu’ alto di Calcio mentre si ritrae a bassi livelli di Calcio (assenza di input esterni significativi).In questo scenario di “apprendimento fisiologico” (organizzazione della rete ovvero quali sinapsi si formano e si rafforzano e quali vengono eliminate), l’attivita’ ad onde lente dei cicli del sonno rappresenta una fase molto favorente.
Con tale premessa, sul ruolo svolto dal sonno per il consolidamento della memoria e, dunque, nel fisiologico processo di organizzazione e riorganizzazione neurologica (apprendimento), non dovrebbe meravigliarci il fatto che alcuni ricercatori stanno studiando gli effetti del disturbo del sonno nella genesi dei disordini del neurosviluppo (la qualita’ del sonno e l’eventuale disturbo viene monitorato attraverso lo studio di uno squilibrio del processo di decomposizione della serotonina e di alcune catecolamine, quali dopamina e noradrenalina, coinvolte nel sonno, MAOA e COMT). Da una prospettiva profondamente condizionata dalla mia formazione (da allievo del Dr. Carl Delacato ho da sempre considerato l’ipo e l’iper sensorialità il punto centrale nella genesi dei “comportamenti autistici”) c’e’ un altro aspetto molto interessante. Abbiamo visto che il sonno interrompe ciclicamente lo svolgimento di alcune attivita’ cerebrali (tenere connesso l’organismo all’ambiente) per un periodo relativamente lungo. Durante alcune fasi di questo tempo (sonno) le cellule dormienti dello strato II colonnare vengono “sfruttate” affinche’ i loro assoni crescono parallelamente verso le colonne libere (in particolare verso i dendriti dei neuroni dello strato I delle colonne) “guidati” da segnali elettrochimici generati da stimoli propriocettivi ed esterocettivi registrati in veglia (crescita corticale guidata dall’esperienza).
Dunque, il sonno permette un particolare schema di sviluppo corticale (neurosviluppo) sia perché durante il sonno l’esperienza in tempo reale puo’essere rielaborata (facilitata dalla desincronizzazione delle aree corticali) sia perché l’integrazione degli eventi rivisti non viene compromessa da segnali interferrenti che si verificherebbero in veglia.
E’ qualcosa di estremamente affascinante. Ora, la ricerca è chiamata a farci conoscere se, nei primi mille giorni di vita, è il dormire male che favorisce il disordine del neurosviluppo oppure è durante il sonno che le esperienze atipiche (a casa dell’ipo/iper sensorialità) diventano connettoma atipico. O, perché no, entrambe le ipotesi. Senza sottovalutare che il cervello autistico ha una organizzazione molto simile a quella del sonno ad onde lente (iper connettività locale con iper sensorialità ed ipo connettività a lungo distanza con conseguente ridotto autocontrollo).
Allo stato abbiamo comunque una missione, mettere i cuccioli d’uomo in condizione di dormire bene.
