L’articolo che state leggendo (terza parte) è partito da una considerazione: perché, trent’anni dopo la “sepoltura del dualismo cartesiano” da parte delle neuroscienze ovvero l’abbandono di un “mentale non biologico”, ancora quanto viene prescritto, come terapie, ai bambini autistici non si basa sui principi di neuroanatomia e di neurofisiologia?
Per rispondere a tale legittima domanda il blog autismo fuori dagli schemi non poteva non ripercorrere quanto è accaduto, nelle neuroscienze e nella comunità dei tecnici del settore (neuropsichiatri infantili, psicologi, abilitatori, educatori), in questi decenni.
Pertanto, per comprendere al meglio tutto questo abbiamo fatto riferimento ad A. Damasio (prima parte) e siamo venuti a sapere che già dagli inizi degli anni 90 del secolo scorso “il cervello veniva considerato un super-sistema di sistemi. Ognuno di questi sistemi è composto da una elaborata interconnessione di regioni corticali e nuclei subcorticali, piccoli ma macroscopici, che sono fatti di microscopici circuiti locali, i quali sono tutti fatti di neuroni, i quali sono tutti interconnessi mediante sinapsi” (chiedo scusa al lettore ma è impossibile non fare un commento: ALTRO CHE COGNITIVISMO).
Nella seconda parte dell’articolo abbiamo visto che già qualche anno prima, J-P. Changeux aveva pubblicato che: “l’apprendimento del mondo esterno e la risposta prodotta (comportamento) dipendono dall’organizzazione dei nostri cento miliardi di neuroni”.
A questo punto, per cercare di trattare al meglio la nostra questione (ripeto: perché abbiamo atteso trent’anni per parlare di neurosviluppo e perché non parliamo ancora il neurosviluppo in termini di anatomia e fisiologia), avverto la necessità di tirare in ballo nuovamente il dottor C. Delacato (lo avevamo già incontrato nella prima parte).
La vita, con il suo fascino e le sue misteriose causalità, aveva condotto il dottor Delacato, già alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso, a prendersi cura, come accaduto a molti che stanno leggendo ed a chi scrive, di bambini con difficoltà negli apprendimenti più tipicamente umani.
Ovvero, dalle difficoltà negli apprendimenti didattici (lettura e/o scrittura, problemi di concentrazione) a quelle più severe difficoltà nell’apprendimento del linguaggio verbale e della relazione sociale.
Dopo qualche anno di attività, come C. Delacato scrive nel 1972 (Quando è difficile imparare a leggere), avverte il desiderio di tentare nuovi approcci a vecchi problemi.
Tra gli approcci ai quali all’epoca il dottor C. Delacato poteva fare riferimento c’era il comportamentismo e la psicanalisi.
A proposito di quest’ultima e del suo fondatore, nel suo libro ALLA SCOPERTA DEL BAMBINO AUTISTICO (1974) scrive: “l’influenza di Freud sul pensiero del mondo non sarà mai completamente conosciuta, perché aiutò l’uomo a volgere gli occhi dentro a sè stesso cercando le cause nascoste delle malattie nel suo intimo. In realtà, se una persona sembrava indemoniata, la causa era il suo Io ammalato. Questa malattia era causata, secondo Freud, dalla mancanza di esaudimento di certe tendenze al piacere e alla soddisfazione. Questa frustrazione e mancanza di esaudimento portavano ad una collera interiore. Ed era questa rabbia interiore che generava la malattia. Egli suggerì di rendere palese, nella cura, questa rabbia interna, di guardarla con raziocinio, di cercare le sue cause e di capirle e in tal modo di controllare la malattia. Freud sensibilizzò l’uomo verso la sua stessa psiche od Io interiore, così che si arrivò a riconoscere che l’uomo è un essere fisico e psichico e che questi due sistemi si influenzano l’un l’altro notevolmente. Il grande intuito di Freud aiutò l’uomo a compiere un gigantesco passo avanti nella sua conoscenza di sè stesso. Tuttavia talvolta fa un cattivo uso del suo intuito, perché ogni qualvolta non riusciamo a trovare un’adeguata risposta fisica ad un problema, troppo spesso gli applichiamo un’etichetta psichica, per incapacità. Dall’epoca di Freud ci sono state parecchie conquiste nella conoscenza del corpo umano e con molti dei passi avanti in campo fisiologico, abbiamo diminuito il numero di quelle che prima erano considerate malattie psichiche poichè all’inizio non conoscevamo alcuna causa fisica chiaramente definita per il comportamento autistico, era naturale che il punto di vista freudiano della rabbia interiore ne fornisse la prima spiegazione accettata. Ma questo punto di vista non portò ad un significativo successo nella cura e si dovettero cercare altre spiegazioni”.
E’ per tutto questo che il dottor C. Delacato decide, negli anni sessanta del secolo scorso, di tentare nuovi approcci partendo dallo studio della neuroanatomia e della neurofisiologia con il presupposto (è quanto scrive nel suo testo del 1972 Quando è difficile imparare a leggere) che il cervello dipende da tutte le aree per quella che è la sua funzione integrativa. Infatti, per Delacato, “le abilità tipicamente umane, es. la lettura, non possono non richiedere l’integrazione di stimoli primari in correlazioni neurali via via più complesse (Organizzazione Neurologica)”.
Il cervello, negli anni in cui Delacato scrive i suoi testi e comincia a sperimentare su giovanissimi pazienti le sue teorie, era ancora nascosto nella sua prigione ossea, inesplorato per l’assenza di adeguati mezzi d’indagine. Ciò nonostante, grande conoscitore della Biologia Evolutiva (oltre che della anatomia e fisiologia del sistema nervoso), conosce molto bene che “imparare a vedere esige il movimento del corpo”.
G.M. EDELMAN, premio Nobel per la medicina, esattamente venti anni dopo, fornirà un preziosissimo contributo alla comprensione del cervello umano. Infatti, attraverso lo studio delle mappe globali azzera la distinzione tra sensoriale e motorio e certifica, a chi doveva prendersi cura dei bambini autistici, l’importanza di quanto Delacato aveva intuito con l’osservazione clinica.
Giunti a questo punto della nostra indagine dovrebbe sorgere spontanea una riflessione: visti i presupposti, cioè dagli anni settanta alcuni tecnici iniziano a proporre terapie basate sul concetto di Organizzazione Neurologica e visto che negli anni novanta le neuroscienze concordano in assoluta totalità su tale concetto, perché, nel corso degli anni, le cure per l’autismo hanno continuato a prendere direzioni sempre “svincolate” dai principi di neurobiologia?
Ancora qualche giorno di pazienza.
