Autismo: conoscerlo per comprendere e…condividere


La vera domanda dei nostri tempi è come il cervello permetta alla mente di essere e funzionare.
Allo stesso tempo, la vera questione trattata dal blog “Autismo fuori dagli schemi” è comprendere come un “cervello con disordine del neurosviluppo” permetta una “mente atipica”.
In effetti, sul tavolo di lavoro è stata posta la seguente questione: è l’organismo che risponde ad uno stimolo dell’ambiente oppure è l’ambiente che seleziona qualcosa che è già presente nell’organismo?
Tale questione, da sempre, è stata molto dibattuta tra i filosofi, i quali cercavano di stabilire se le nostre decisioni ed i nostri comportamenti fossero il risultato di un apprendimento o di qualcosa che già era presente nel nostro cervello...
……” Amanti e pazzi hanno tali fervide menti,
tale feconda immaginazione, che concepiscono
più idee di quante la fredda ragione possa mai intendere
Il lunatico, l’amante e il poeta sono fatti tutti di immaginazione……”
ShaKespeare, nel “Sogno di una notte di mezza estate”, mette in bocca ai suoi personaggi fantastiche parole di elogio della follia in relazione alla creatività. Il poeta ci dice che la creatività e la fantasia sono doti umane, particolarmente evidenti nella follia e legate in qualche modo all’amore ed all’arte.
Il funzionamento del cervello è considerato normale su base statistica, cioè quando i repertori comportamentali (risposte all’ambiente) corrispondono a quelli della maggior parte delle persone, patologico altrimenti...
Sono trascorsi trent’ anni da quando Gerald M. Edelman (nato a New York nel 1929 ottenne il premio nobel in medicina nel 1972) espose la propria teoria sul “darwinismo neuronale” dando inizio alla rivoluzione delle neuroscienze, che ci ha consentito di comprendere meglio come funziona la mente ed in quale modo conosciamo il mondo.
Secondo la teoria di Edelman, le funzioni cerebrali superiori (linguaggio, cognizione, pensiero) rappresentano il risultato di una selezione che si esercita nel corso dello sviluppo (neurosviluppo), agendo sulle variazioni anatomiche e funzionali presenti in ogni individuo. Per Edelman ogni funzione nervosa è espressa in una mappa globale (neurostato), ove la percezione dipende dall’azione e conduce all’azione (psicostato)...
Come tutti sanno, il termine autismo infantile fu introdotto in medicina da Leo Kanner nel 1943 per fare riferimento ad un comportamento gravemente disturbato la cui caratteristica principale era (ed è) rappresentata dalla incapacità ad entrare in relazione con gli altri ed al ritardo dello sviluppo del linguaggio.
Sovente, a fianco a questa diade sintomatologica, erano presenti altri sintomi, quali ad esempio far costantemente ruotare qualunque oggetto gli venga presentato (stereotipie).
Quando questa sintomatologia si presentava in forma “atipica” (parziale) si preferiva fare diagnosi di “tratti autistici”.
Verso la metà degli anni ottanta del secolo scorso i tecnici cominciarono ad abbandonare le ipotesi psicodinamiche quali cause dell’autismo ed iniziarono a concentrarsi sul ...
In questo mese di giugno il blog ha focalizzato l’attenzione sullo studio delle memorie, secondo l’approccio neurobiologico, evidenziando alcuni punti fondamentali per poter comprendere i disordini delle memorie nei bambini con disturbo dello spettro autistico.
1)La memoria non è una cosa o una sostanza, bensì un processo o un’attività del Sistema Nervoso e come tale deve essere compresa.
2) Non esiste, nel nostro cervello, un’area abilitata a conservare le nostre memorie. Pertanto, non esistono persone con una “buona” o una “cattiva” memoria in merito allo sviluppo di quest’area. Le memorie sono distribuite in tutto il nostro Sistema Nervoso. Infatti, le memorie prendono origine dalle sinapsi, più precisamente dalle stimolazioni SINCRONIZZATE delle sinapsi...
Domani, venerdì 15 giugno 2018, la società italiana di pediatria emanerà le Linee Guida riguardanti l’utilizzo dei smartphone e tablet in giovane età.
In linea con l’indirizzo biologico da sempre privilegiato dal blog, “autismo fuori dagli schemi”, per facilitare la comprensione degli argomenti trattati, la dottoressa AnnaLisa Buonomo, direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche per le Neuroscienze dello Sviluppo Carl e Janice Delacato ha scritto quanto segue:
Dopo due settimane si tende a ricordare il 10% di ciò che si legge, il 20% di ciò che si vede ed il 90% di ciò che diciamo e facciamo( E Dale, 1946)
Le neuroscienze del XXI secolo hanno confermato questo andamento: gli esami neuro strumentali, infatti, hanno evidenziato che un apprendimento può dirsi tale se c’è una p...
Abbiamo visto quanto sia importante la memoria in tutte le cose che facciamo, senza di essa non saremmo in grado di parlare, orientarci nel nostro ambiente, riconoscere gli oggetti. Eppure, la memoria non è una rappresentazione fedele della nostra realtà, assolutamente non è una chiavetta USB.
Infatti, ogni ricordo è differente dal precedente; per Edelman ogni ricordo è una ricategorizzazione, ovvero la riattivazione di un circuito sensori-motorio, più o meno esteso, ma mai coinvolgente la stessa popolazione di neuroni e, dunque, sovrapponibile del tutto al precedente.
In generale, possiamo anche dire che, le nostre esperienze tendono ad interagire con i ricordi ed a scontrarsi le une con le altre; di conseguenza, il nostro ricordo di un’esperienza è spesso sovrapposto a quello di un...
Per gli antichi greci la Memoria era una dea (Mnemosine).
Per tutti gli esseri umani, come abbiamo visto nel precedente articolo, la memoria è la condizione essenziale che determina l’identità individuale lungo la linea del tempo: chi perde la memoria perde sè stesso. In altri termini possiamo dire che, un IO senza memoria corrisponde ad un IO senza passato e senza futuro (dotato esclusivamante del qui ed ora), senza alcun legame con sè stesso e con gli altri.
Dunque, la memoria è ciò su cui si basa la nostra identità, ovvero il collante che consolida la nostra vita mentale.
Inoltre, sempre dal precedente articolo, abbiamo appreso che le esperienze fatte modificano il nostro cervello determinando nuove conoscenze, queste ultime possono essere trattenute nella memoria anche per lun...
In un bellissimo libro, “Mi ritorno in mente”, Edoardo Boncinelli ci ricorda che l’uomo è l’unico essere che dice “IO” e che, forse, è capace di pensare “IO”.
Tutti parliamo dicendo “io”: “io dico, io faccio, io penso”, ben consapevoli di cosa stiamo dicendo.
QUESTO “IO” VIVE CERTAMENTE NEL MONDO, NEL MIO CORPO, CON IL MIO CORPO.
Negli ultimi articoli abbiamo trattato a lungo del tronco encefalico e dello sviluppo dell’io, a partire dall’esigenza del proprio corpo di difendere la sua omeostasi, servendosi dell’io.
Sui rapporti con il mondo, al momento, mi limito a dire che questo costituisce uno degli ossi più duri da digerire: che IO l’osservi o meno, il mondo va avanti e segue un suo cammino coerente e concepibile (realismo).
In questo e nel prossim...