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Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore.

Se avessi dovuto attendere un’ulteriore conferma dell’intimissimo intreccio tra la motricità ed il pensiero, da ieri sera non ho più alcun dubbio. Infatti, concentrato sulla “lotteria dei calci di rigore”, che doveva stabilire a quale squadra di calcio assegnare il primo trofeo stagionale post-covid 19 (Coppa Italia 2019/2020), vale a dire “pensare ossessivamente” che il tiro di Milik andasse in rete, non potevo non avvertire tutta quella tensione muscolare dai muscoli del collo a quelli delle gambe. Allo stesso tempo, un attimo dopo, le mie sensazioni ed emozioni non potevano scollegarsi dal rilassamento dei miei muscoli facciali che atteggiavano il mio volto in sorriso.

L’intreccio tra motricità e pensiero negli ultimi tempi sta interessando sempre di più, non solo gli psicologi ma, soprattutto, gli educatori ed i pedagogisti.

Questo perchè, attualmente, nessuno è più disposto a scommettere sul fatto che la cultura non sia comparsa, nella linea evolutiva umana, come risposta a sfide specifiche adattive. Pertanto, l’idea tradizionale di cultura come qualcosa di avulso dalla biologia e dall’evoluzione non ha più utilità e, dunque, motivo di sopravvivenza. Per tutto questo, anche le “scienze umanistiche” non possono non incoraggiare tutti quegli studi in ambito della biologia evolutiva dello sviluppo. Appare scontato che, conoscere come funziona il cervello e, soprattutto, il neurosviluppo non può non tradursi che in un miglioramento delle proposte educative e pedagogiche. Senza dimenticare che il cervello umano, specie nei primi 18 anni della nostra vita, modifica radicalmente la sua struttura sulla base degli stimoli sensori-motori prima, dell’educazione e dell’istruzione poi (plasticità neuronale).

Un aspetto che vorrei sottolineare, anche per ritornare alle mie sensazioni di ieri sera, è che le neuroscienze concordano (da quando Damasio ha pubblicato, nel 1994, l’Errore di Cartesio) sul fatto che la motricità precede e condiziona lo sviluppo del pensiero umano (con buona pace dei cognitivisti). Infatti, nessun ricercatore in ambito neuroscientifico può dubitare del fatto che la motricità abbia un forte impatto sull’organizzazione neurologica e, dunque, sulla mente in sviluppo. Conseguenzialmente, nessuno dovrebbe ignorare che nel corso della crescita quel cucciolo d’uomo ha un enorme bisogno di fare esperienze tattili e motorie che rappresentano i presupposti per lo sviluppo delle aree associative secondarie e terziare e, pertanto, del linguaggio, della relazione e del pensiero.

Le neuroscienze moderne hanno definitivamente seppellito tutte quelle proposte basate sia sulle teorie della mente umana somigliante ad una tabula rasa che di una mente umana prefissata da programmi (teoria della mente). Allo stesso tempo, hanno fornito alla pedagogia e alla scienza dell’educazione un modello di mente umana molto concreta, basata sul rapporto tra la sensorialità e la motricità.

E’ in questo dinamismo esasperato tra sensorialità e motricità che emerge il nuovo attore, totalmente trascurato dalle teorie pregresse (psicoanalisi, comportamentismo, cognitivismo), ovvero il corpo.

La psicologia dello sviluppo, infatti, ci invita ad osservare come, dopo qualche settimana dalla nascita, il CUCCIOLO D’UOMO è capace di avvicinare al suo CORPO un oggetto attraverso un grossolano movimento del SUO braccio. Quattro- sei settimane dopo afferra il SUO piedino con una presa che coinvolge tutte le dita della SUA mano. Successivamente, riesce ad orientare le SUE mani e, opponendo il SUO indice con il SUO pollice, afferra con una “presa di precisione”.

Tutte queste esperienze non sono “eventi” che si susseguono in modo passivo, oppure semplici registrazioni in attesa di tempi migliori (quelli della ragione, delle scelte e del pensiero). Tutte queste azioni motorie diventano progressivamente più coordinate perchè generano le memorie procedurali che ci consentono, per tutta la nostra vita, di rispondere a ciò che ci capita.

E’ affascinante riflettere su quanto ancora ci propone la psicologia dello sviluppo attraverso le sue osservazioni.

Le sequenze motorie non sono solo una faccenda riservata alle SUE mani.

Ben presto il CUCCIOLO D’UOMO inizia anche ad imitare le espressioni facciali dell’adulto che lo accudisce, arricchendo il SUO cervello di ulteriori circuiti di memorie procedurali ed i SUOI muscoli facciali di capacità espressiva.

E’ in questa intimità strettissima e profondissima tra corpo e cervello che i movimenti delle mani e dei muscoli del volto, così come la selezione dei circuiti neuronali selezionatisi nel corso di questi stessi  movimenti, andranno a rappresentare le due facce di una stessa medaglia rappresentata dagli apprendimenti linguistici e relazionali, oltre che dal pensiero.

Affermare che esiste uno stretto intreccio tra motricità e pensiero non significa che i MIEI lobi frontali ieri sera, mentre assistevo ai calci di rigore, erano andati in vacanza.

Senza il loro funzionamento avrei avuto almeno un’impossibilità a restare “sul pezzo” per due ore.

Questo perchè, per fare un’esperienza di assistere ad una partita di calcio è necessario selezionare pochi tra i tantissimi stimoli che bombardano i nostri recettori sensoriali (corpo), ovvero possedere un’attenzione selettiva.

Ma, l’attenzione selettiva si organizza con estrema lentezza, passando da uno-due secondi nei primi mesi di vita fino a qualche decina di secondi verso i sei-nove mesi di vita, non superando qualche minuto tra il primo ed il secondo anno.

Tutto questo perchè il secondo ed il terzo strato delle nostre colonne corticali sensoriali non sono ancora connesse con le cellule nervose frontali.

Non possiamo avere dubbi, una migliore conoscenza del nostro cervello non è sufficiente per “liberarsi dalla dipendenza del calcio” ma può fornire “strumenti concreti” a chi intende prendersi cura di cuccioli d’uomo, sia con neurosviluppo tipico che atipico.

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