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DECIFRARE I CIRCUITI NEURONALI

                                

Da decenni non abbiamo più dubbi, per comprendere il quadro clinico dei disturbi dello spettro autistico bisogna conoscere il neurosviluppo (come si strutturano e come funzionano i circuiti neuronali, e come scaturisce in definitiva il comportamento basato su quel circuito).

Sappiamo anche un’altra cosa non trascurabile, per conoscere il cervello ed il suo sviluppo bisogna conoscere i suoi elementi fondamentali.

Più di un secolo fa, nel 1906, Ramon Y Cajal ricevette il premio Nobel per la medicina e la fisiologia in quanto documentò per primo i tipi differenti di cellule nel cervello dei mammiferi.

 Grazie ai lavori del Golgi (altro premio Nobel), il ricercatore spagnolo potè colorare i neuroni per visualizzarli al microscopio e realizzare disegni precisi. Le cellule da lui scoperte mostravano prolungamenti molto lunghi (assoni) che emergevano come zampe di ragno dai corpi cellulari.

Dagli anni novanta del secolo scorso i ricercatori hanno concentrato molti studi sui diversi tipi di neuroni che popolano la nostra corteccia cerebrale e quella delle altre specie viventi.

 Questi studi hanno permesso di stabilire che la corteccia cerebrale è costituita da tre tipi fondamentali di cellule: quello dei neuroni inibitori (smorzano l’attività delle cellule cui sono collegate), quello dei neuroni eccitatori (attivano il segnale nervoso nelle cellule nervose a cui sono collegate), quello che comprende un numero rilevante di cellule non neuronali (svolgono un’azione di supporto e di protezione dei neuroni stessi, oltre che di regolazione del metabolismo delle cellule nervose).

Ovviamente, da questi studi emergono dati che ci consentono di conoscere sempre meglio la struttura e la funzione del nostro cervello e, di conseguenza, anche la natura delle nostre abilità e dei nostri comportamenti.

Un aspetto, solo apparentemente curioso, che è emerso da questi studi, è che il cervello umano abbonda di neuroni inibitori.

Infatti, nell’uomo le cellule nervose eccitatorie e inibitorie compaiono in un rapporto diverso rispetto agli altri mammiferi ed anche ai primati.

 Se nel cervello umano il numero delle cellule nervose eccitatorie è doppio rispetto ai neuroni inibitori, nei primati non umani il rapporto è triplo mentre in altri mammiferi è addirittura di 5:1.

E’ la dimostrazione che noi umani abbiamo un numero molto superiore di cellule nervose con funzione inibitoria rispetto agli altri animali.

In effetti, il neurosviluppo umano non rappresenta altro che il processo di apprendimento lungo il quale (dura 18 anni) il cucciolo d’uomo, e poi il fanciullo e l’adolescente, apprende a “controllare il proprio corpo”.

Si intuisce facilmente che questo controllo necessita di una prima fase (dal concepimento fino ai 36 mesi di vita) nella quale quel cervello dovrà conoscere “benissimo” il corpo di cui fa parte.

E’ questa la fase che gli psicologi dello sviluppo hanno definito “fase sensori-motoria”.

E’ questa la fase che getterà le basi per fare, con l’educazione prima e la pedagogia dopo (utilizzando la grossa mole di neuroni inibitori), di quel cucciolo d’uomo un uomo (capacità di comprendere la prospettiva altrui e, dunque, di relazione).

E’ questa la fase che, nei bambini con disturbo dello spettro autistico, ci indica che il neurosviluppo stà iniziando a procedere in maniera atipica.

Ce lo indica proprio attraverso un “debole” controllo del corpo da parte di quel cervello.

Altrimenti quel bambino non potrebbe non indicare, non potrebbe non fissare lo sguardo, non potrebbe non venire o girarsi quando chiamato, non potrebbe non comunicare.

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