Uncategorized

L’attività nervosa regola il neurosviluppo. Parte II


Nell’ultimo articolo del blog “autismo fuori dagli schemi” (l’attività nervosa regola il neurosviluppo) abbiamo visto che veniamo al mondo con un cervello estremamente immaturo ma non privo di attività nervosa (impulsi elettro-chimici che, attraverso sinapsi, passano da cellula a cellula). Questa attività nervosa spontanea, insieme a quella evocata dall’attività sensori-motoria del feto, comincia a selezionare i circuiti neuronali per cui veniamo al mondo non del tutto privi di conoscenza (a dimostrazione che la teoria della tabula rasa è priva di fondamento). Da alcuni decenni abbiamo anche appreso che i cento miliardi di cellule nervose si sono già formate nel corso della vita intrauterina, che si sono specializzate in neuroni, che sono migrati in appositi siti per dare forma al nostro S.N.C., che si sono collegati in parte, affinchè l’attività nervosa generata (attività spontanea) potesse garantire il successivo neurosviluppo o apprendimento di tutte le nostre abilità.

 Dalla nascita in poi, grazie all’esperienza (attività sensori-motoria), si svilupperà, attraverso varie fasi, l’intera rete neuronale che consentirà ad ogni individuo di possedere una conoscenza sul mondo (oggettivo) e su se stesso e di sapere di esserne l’autore (soggettivo).

Per intenderci, quest’ultima abilità è quella che a volte, ciò che sembra vero a qualcuno non è tale agli occhi di qualcun altro, in perfetta buona fede (il famoso test della scatola con i dolcini o di “lettura della mente”).

 Di sicuro lo sviluppo di questa abilità, che emerge a tappe successive nel corso dell’evoluzione delle specie e in occasione dello sviluppo postnatale del neonato, è legato alla complessità del nostro sistema nervoso.

 Eppure, le moderne neuroscienze concordano sul fatto che questa nostra “specialità” (cervello estremamente complesso) non è sufficiente per apprendere le nostre abilità. E’ necessario dell’altro.

Proviamo a vedere, oltre a possedere un sistema nervoso complesso, di cos’altro abbiamo bisogno per sviluppare le nostre abilità.

Un neurofisiologo conosce molto bene che le misurazioni mediante elettroencefalografia rivelano un notevole cambiamento del ritmo nel corso della crescita del cucciolo d’uomo. Infatti, con il passare dei mesi e degli anni, in condizioni standard (occhi chiusi e relativo rilassamento), le onde lente (4-5 c/s) e di ampiezza grande vengono sostituite da un ritmo più veloce (9-12 c/s). I neurofisiologi, inoltre, conoscono che questa modifica del ritmo di base è dovuta alla sincronizzazione dell’attività di popolazioni di neuroni situati in regioni o nuclei relativamente lontani ma fortemente connessi.

Pertanto, avere un cervello con cento miliardi di neuroni è fondamentale ma non sufficiente per “leggere la mente dell’altro”. Per apprendere questa abilità tipicamente umana è necessaria anche la sincronizzazione dell’attività di popolazioni di neuroni lontani (sono gli assoni dei neuroni dello strato II e, soprattutto, III che generano queste sincronizzazioni). Per un “ordinato sviluppo” di queste sincronizzazioni (come stiamo apprendendo si sviluppano con la crescita) un ruolo molto importante è svolto dai neuroni del talamo.

Il talamo è una stazione diencefalica, questo significa che ha una “citoarchitettura” differente dalla corteccia cerebrale.

 Infatti, mentre più del 90% della nostra corteccia è formata da colonne di neuroni disposti in sei strati con un’organizzazione a rete, il talamo mantiene un’organizzazione nucleare (i neuroni specializzati in una funzione sono racchiusi all’interno di specifici nuclei).

Da anni, gli anatomisti ed i fisiologi ci hanno fatto distinguere due differenti categorie di nuclei talamici.

I nuclei specifici sono quelli che ricevono gli input afferenti provenienti dall’ambiente che ci circonda attraverso le vie sensoriali e motorie. I neuroni di questi nuclei, attraverso i loro assoni, stabiliscono connessioni con lo strato IV delle colonne corticali che, per l’appunto, funge da porta d’ingresso dei segnali provenienti dall’esterno

 Voglio sottolineare al lettore che i neuroni che ricevono questi segnali (eccitatori) sono in contatto (sinapsi) con i neuroni vicini (inibitori) che stabiliscono un reingresso nel talamo generando un anello oscillatorio specifico tra il talamo stesso e la corteccia (filtro sensoriale). Appare ovvio che lo sviluppo di questi circuiti condiziona la nostra conoscenza del mondo (oggettiva).

I nuclei aspecifici sono l’altra categoria di nuclei talamici. I neuroni di questi nuclei non sono connessi al mondo esterno attraverso i sistemi sensoriali o motori. Un anello intrinseco attiva questi nuclei che proiettano i loro assoni in modo diffuso attraverso lo spessore della corteccia cerebrale.

I neurofisiopatologi sanno che una frequenza “anormalmente” bassa dell’attività talamo-corticale coinvolgente questi nuclei aspecifici comporta l’insorgenza di una particolare forma di epilessia: il piccolo male.

Per questo,molti ricercatori ritengono che l’attività neuronale che si genera in questi circuiti talamo-corticali aspecifici sia fondamentale per lo sviluppo della soggettività.

Lo sviluppo delle nostre abilità appare sempre più relativo allo sviluppo delle interazioni tra gli anelli talamo-corticale specifici (sensoriale) e gli anelli aspecifici.

Non è sufficiente venire al mondo con un sistema nervoso complesso. E’ necessario anche favorire delle “ordinate” sincronizzazioni tra popolazioni di neuroni.

Siccome queste sincronizzazioni vengono selezionate in relazione all’esperienza a cui è sottoposto il cucciolo d’uomo, si comprende che è ciò che l’individuo fa, fin dalla gestazione, che dà un senso alla conoscenza. 

Lascia un commento

Commento
Nome*
Email*
Sito web*