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Autismo: voce, gesto, linguaggio

Se dovessimo affermare che Homo sapiens si differenzia dal resto del creato perché è dotato di linguaggio e che gli esseri umani parlano e comprendono le parole ascoltate in quanto il neurosviluppo ha garantito loro l’organizzazione di aree cerebrali situate nell’emisfero sinistro nessuno mostrerebbe meraviglia.

Eppure, la semplice acquisizione di questo concetto potrebbe allontanarci dal comprendere fino in fondo la nostra natura. Infatti, prima che le aree del linguaggio si sviluppino in una maniera ottimale, per garantire al bambino di parlare “con” gli altri membri del gruppo e non parlare “a” quella persona, è necessaria una trasformazione e un’organizzazione (neurosviluppo) di numerosi circuiti sensori-motori abilitati in funzioni (percezione, motricità) differenti da quella del linguaggio.

E’ per questo motivo che la Psicologia dello Sviluppo, con ragione, sostiene che per poter conformarsi all’utilizzo di una convenzione comunicativa, fatta di gesti o suoni o mimica, è necessario possedere una “prospettiva” sulle cose.

E’ un passaggio importantissimo, specie per la clinica (disordini del neurosviluppo).

Il Centro Studi e Ricerche per le Neuroscienze dello Sviluppo Delacato, in occasione del centenario della nascita di Carl H. Delacato, ha organizzato un evento scientifico per approfondire la “questione”.

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