Egr. dott. Parisi,
l’ultimo suo articolo sul Blog “Autismo fuori dagli schemi” rappresenta un definitivo punto di svolta nella tragica storia del disturbo autistico. Infatti, come riportato nel suo testo “La teoria del cervello autistico”, dalla fattiva collaborazione con il dott. Delacato, la sua esperienza clinica e l’avanzare delle conoscenze sul cervello, lei ha correttamente intuito come le difficoltà sensoriali che determinano l’autismo dovevano originarsi da alterazioni fisiologiche a livello del nucleo reticolare del talamo e delle connessioni talamo/corticali. Oggi, il lavoro dell’Università di Stanford ne dà piena conferma scientifica.
Nell’apprezzare il grande impegno protratto nel corso degli anni per giungere finalmente a una definitiva «interpretazione biologica» che finalmente ci separa da tutto quanto d’inefficace proposto per il disturbo in precedenza, come qualsiasi altro genitore mi pongo la domanda: «Cosa fare per rendere applicabili tali scoperete nell’autismo?».
Nel suo intervento lei, con la correttezza che la caratterizza, non riporta i logici cambiamenti di ruoli che ne dovrebbero derivare ma io, con la mia personale storia e il coinvolgimento di genitore devo ritornare alla genialità del dott. Delacato. Infatti, egli in accordo con le sue ipotesi e le osservazioni svolte nel suo intenso lavoro di neuro pedagogista che lo aveva reso famoso in tutto il mondo, proponeva un approccio che, basandosi sull’evidenza dei risultati ottenuti mediante stimolazioni sensori motorie su pazienti cerebrolesi motori, veniva ad infrangere tutti i dogmi che, all’epoca, affermavano l’impossibilità d’intervento sullo sviluppo del cervello.
Ora, nel suo ultimo articolo pubblicato sul Blog il mese scorso, lei ha testualmente scritto che: «il Sistema Nervoso Umano è plastico e ridondante. Grazie a queste proprietà biologiche, il neuro sviluppo umano si “libera” dal rigido controllo della genetica e consente a fattori epigenetici (stimolazioni sensoriali e risposte motorie) di modulare la complessa circuiteria e, dunque, gli apprendimenti».
Questa è palesemente una proposta di intervento riabilitativo che mira direttamente al cervello e che, dall’esterno, senza alcun supporto di tipo farmacologico, ritiene di poter ristrutturare l’organizzazione delle connessioni neuronali. Tale approccio, proposto all’epoca dal dottor Delacato sulla base dell’evidenza, e definitivamente reso scientifico dalla sua Teoria del cervello autistico e dal contributo del gruppo di Stanford, rappresenta, ancora oggi, per molti dei tecnici preposti all’autismo qualcosa di assurdo o addirittura da non proporre in quanto possibile portatore di false speranze.
Attualmente, la sensorialità inizia ad essere presa i considerazione in virtù dl fatto che molti tecnici, rendendosi conto della carenza di risultati nel loro lavoro, sono alla ricerca di nuove possibilità d’intervento. In tale ricerca, essi non vengono sostenuti dai genitori perché quest’ultimi sono stati condizionati ad interessarsi di difficoltà relative ai loro bambini che non hanno nulla a che fare con la loro salute. Oggi i genitori sono diventati esperti di leggi e disposizioni che riguardano la vita scolastica dei loro bambini o le provvidenze economiche in loro favore. Sono queste, naturalmente cose molto importanti e necessarie per la sopravvivenza, ma ignorano completamente tutto quello che riguarda la sfera biologica del disturbo autistico. Essi sono impegnati a documentarsi su intestino, conseguenze di terapie farmacologiche, socializzazione e diete alimentari ma non cercano di avere uguali capacità conoscitive riguardo le diverse fasi del neurosviluppo che dalla ricerche più avanzate si dimostra sempre più causa principale del disturbo e origine delle altre difficoltà sensoriali che a cascata ne derivano.
Dinanzi ad una simile situazione, non resta altro che pensare che il tempo, purtroppo anni, sarà giudice imparziale sulle vicende umane e riporterà la verità.
La saluto cordialmente.
Sergio Martone
