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                                               AUTISMO e CERVELLO

Il termine “autismo” viene convenzionalmente utilizzato per definire un quadro clinico ove un disordine dello sviluppo delle abilità comunicative, specie verbali, si associa ad una difficoltà, con la crescita, nello stabilire relazioni, il tutto, sovente, in presenza di comportamenti ripetitivi.

 Tale quadro clinico, negli ultimi decenni, viene considerato dalla comunità scientifica secondario ad un disordine del neurosviluppo o organizzazione del connettoma, la cui patogenesi va ricercata in una iperattività o ipoattività precocissima (primi mille giorni di vita ovvero entro il secondo anno di età) del processamento sensoriale.

Chi ha un minimo di conoscenza di anatomia e fisiologia del Sistema Nervoso intuisce facilmente che la ricerca scientifica, con tali premesse cliniche, non avrebbe tardato nell’ipotizzare un coinvolgimento primario del talamo nella patogenesi dell’autismo.

Di recente, grazie allo sviluppo tecnologico e dei mezzi strumentali di indagine, una folta schiera di ricercatori cerca di mappare la “rete neurale atipica” che collega i nuclei talamici con ampie zone corticali, senza la quale non potrebbero generarsi gli apprendimenti atipici dei bambini con autismo.

Di notevole interesse è un articolo scientifico di dicembre 2023: Connettività funzionale talamica ed elaborazione sensorimotoria nei disordini del neurosviluppo (vedi Centro Studi Delacato, Autismo e cervello).

Da moltissimi anni sappiamo che il talamo è coinvolto nella trasmissione delle informazioni sensoriali, nella modulazione dell’atto motorio, nella regolazione dello stato di coscienza o consapevolezza di conoscere oltre che di vigilanza.

Anatomicamente, trattasi di un ammasso di nuclei connessi con le periferie sensoriali e con tutte le aree corticali. Pertanto, vi sono nuclei che proiettano le loro fibre verso i neuroni corticali, altri (nucleo reticolare del talamo) che ricevono solo segnali provenienti dalla corteccia cerebrale.

 Per i neurofisiologi, sarebbe bastata solo questa conoscenza anatomica per non poter considerare il talamo semplicemente una stazione di rilancio passivo delle informazioni sensoriali (vecchio cognitivismo).

E’ per questo motivo che i ricercatori sono convinti che i sintomi comunemente osservati nel disturbo dello spettro autistico devono necessariamente dipendere da un atipico funzionamento dei neuroni dei nuclei talamici.

In particolar modo di quei neuroni talamici che “lavorano” per inibire input sensoriali irrilevanti nel particolare contesto in cui opera il cucciolo d’uomo.

Nello studio specifico del gruppo di ricerca dell’Università di Alabama (U.S.A.) vengono sottoposti a RMN funzionale e strutturale 49 giovani adulti (autistici e ADHD), con evidente iperconnettività talamica nei soggetti con disturbo dello spettro autistico rispetto ai soggetti con ADHD e tra questi ultimi e i soggetti senza segni di disordine del neurosviluppo.

Quando i tecnici della riabilitazione decideranno di strutturare e proporre programmi abilitativi basati su queste conquiste di conoscenza scientifica?

Potrebbe essere veramente “la giornata dell’autismo”.

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