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IL CONTROLLO INIBITORIO

                                                                    

Studi di neuroimaging hanno dimostrato che quando leggiamo in silenzio la nostra corteccia uditiva, l’area corticale predisposta alla percezione dei suoni, si attiva.

A conferma che la nostra “voce interiore” viene elaborata dal nostro cervello come se fosse una “voce reale”.

Con termini semplici, è come se fosse un’allucinazione.

La differenza consiste nel fatto che questa voce che sentiamo dentro di noi è prodotta da quanto stanno facendo i nostri occhi (leggere) e le nostre orecchie (non stanno ascoltando misteriose presenze).

Lo stesso processo è in atto nell’acquisizione del linguaggio nel corso del neurosviluppo: in principio il cucciolo d’uomo balbetta, poi pronuncia un primo protolinguaggio, infine lancia le prime parole. Lo fa ad alta voce. Poi prende a commentare tutto ciò che vede e solo con lo sviluppo interiorizza la vocina.

Oggi sappiamo che per farlo, deve sviluppare l’abilità di inibire la produzione di movimenti della bocca durante la formazione nel suo cervello di parole.

Ritornando alla lettura silenziosa, si è visto che il processo di interiorizzazione della lettura nei bambini porta gradualmente il loro lobo pre-frontale a impedire la produzione automatica di parole quando leggono.

E’ dunque un processo di inibizione della produzione sonora che richiede del tempo per il suo sviluppo (controllo inibitorio) ed è vulnerabile nei processi neurodegenerativi, specie quelli fronto-temporali.

La conoscenza su alcuni aspetti della nostra natura biologica ci mostra che, se riusciamo a tenere per noi i nostri pensieri (immaginate cosa succederebbe se non lo facessimo) è soprattutto grazie ai circuiti inibitori evolutivamente recenti.

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