Desidero portare a conoscenza delle lettrici e lettori del blog “autismo fuori dagli schemi” l’ultimo saggio di Stanislas Dehaene:” L’arte di imparare” Raffaello Cortina Editore 2026.
Per il neuroscienziato francese, l’apprendimento è un processo che riguarda ognuno di noi.
Con altre parole, tutti imparano!
Non solo, l’apprendimento è in corso fin da prima della nascita ed accelera nei primi mesi della vita.
L’autore ci ricorda che i circuiti del nostro cervello sotto l’influenza dell’apprendimento cambiano letteralmente forma.
In origine (gravidanza) ogni neurone è indipendente. Essi migrano, si arrampicano gli uni sugli altri per raggiungere la propria destinazione finale. In seguito, i loro dendriti continuano a dimenarsi costantemente e crescono o si atrofizzano a mano a mano che impariamo nuove cose.
E’ così che i circuiti neuronali si fissano mentre l’apprendimento prende corpo (chiedo scusa al lettore, trovo interessante suggerire che “il corpo incarna ciò che fa ed avendo un cervello complesso ne sviluppa la consapevolezza).
L’infanzia rappresenta la fase in cui i circuiti cerebrali sono all’apice della loro plasticità.
E’ per questo che è stata inventata la scuola, proprio per trarre vantaggio da questa primavera del cervello in cui germogliano e si agitano vivacemente i neuroni.
Durante la prima fase della nostra vita extrauterina, scrive Dehaene, ogni secondo si creano e si disfano nel cervello fra due e tre milioni di sinapsi. Giorno dopo giorno, questi circuiti si stabilizzano fino a generare un’attività costante, riproducibile, in armonia con le informazioni del mondo esterno (aggiungo: in armonia con ciò che il cucciolo d’uomo manipola).
Ovviamente, il tutto rispettando una precisa regola biologica: i neuroni che si attivano insieme si connettono tra loro (precisa Dehaene).
Leggendo il libro di Dehaene non possiamo non riflettere che, fin dalle prime fasi, per l’apprendimento è fondamentale l’inibizione ( vedi ultimo art. blog ,il controllo inibitorio).
Infatti, l’autore precisa che, fin dalla nascita il cervello del neonato è dotato della straordinaria capacità di distinguere tutti i suoni di tutte le lingue del mondo. E’ disimparando che, già nel corso del primo anno di vita, il cucciolo d’uomo si concentrerà sui suoni che produrranno chi gli sta intorno. Smettono così di prestare attenzione ai suoni “inutili”.
Dunque, sin dalla nascita i cuccioli d’uomo conoscono la melodia della propria lingua.
Pertanto, il consiglio per chi ha la fortuna di passare del tempo con uno di loro non può non essere che quello di meravigliarsi e di parlargli perché è già in ascolto.
Questo consiglio può diventare ancora più prezioso se prendiamo atto che siamo l’unica specie capace di pedagogia, cosa che implica una forma di attenzione reciproca allo stato d’animo dell’altro: l’insegnante presta attenzione alle difficoltà dell’alunno, a ciò che sa e a ciò che non sa, al fine di adattare l’insegnamento alle sue specifiche esigenze mentre l’alunno, da parte sua, sa di avere a che fare con una persona benevola, che gli comunica al meglio le informazioni da imparare.
Questa relazione pedagogica può essere osservata fin dalla primissima infanzia. Un neonato, quando la mamma gli dice una parola, prima la fissa negli occhi, poi segue il suo sguardo per capire di cosa sta parlando. Tenta di condividere l’attenzione dell’adulto ed è per questo che non impara da un televisore o da un altoparlante.
Il cervello di un cucciolo d’uomo ha bisogno di attenzione condivisa tanto quanto di aria, acqua e cibo.
