Ancora una volta “autismo fuori dagli schemi” desidera segnalare un interessante libro, scritto da Marilena Pedrinazzi, Angelo Luigi Sangalli, Fabio Tognon, dal titolo “Percorsi educativi e didattici per bambini speciali”, QUI EDIT 2025.
Il punto di partenza, per gli autori, consiste nel considerare il “processo di organizzazione neurologica non un processo chiuso, bensì plastico e dinamico. Ciò significa che la cura, o l’educazione, dei bambini con danno neurologico deve presentarsi come un programma di stimola-zione cerebrale che dia l’opportunità di chiudere i circuiti che si erano interrotti o che non si sono potuti configurare”.
In linea con quanto le moderne neuroscienze hanno mostrato, gli autori sottolineano che “il processo di formazione delle cellule è chiaramente prenatale e guidato principalmente da informazioni genetiche mentre il processo di maturazione e crescita di queste cellule è postnatale e l’organizzazione neurologica finale è chiaramente influenzata dalle circostanze ambientali; ovvero il cervello cresce con l’uso”.
Per gli autori, “il cervello, come un muscolo, si modifica sotto l’azione degli stimoli esterni: i cambiamenti costituiscono una traccia capace di influenzare il passaggio dei successivi stimoli nervosi. Queste memorie praticamente non esistono alla nascita: esse si formano man mano, grazie al flusso delle sensazioni che attraversano continuamente il cervello e che lasciano una traccia materiale nella rete cerebrale”.
Dunque, “l’organizzazione neurologica di un individuo dipende sempre da due fattori: i geni, che determinano la buona qualità delle cellule, e l’ambiente, che offre la possibilità di sviluppare le capacità innate, di esercitarsi, di imparare, di arricchirsi di esperienze”.
Per gli autori, “ogni bambino deve essere valutato attentamente e correttamente al fine di sapere cosa fare, quando farlo e come farlo”.
Per aiutarci a raggiungere questo obiettivo possiamo fare ricorso alle “scale di sviluppo che, per gli autori, possono misurare solo ciò che è il bambino nel giorno in cui è testato; infatti, il suo potenziale non è osservabile né misurabile”.
Da sottolineare che, per gli autori, “è opportuno fare la valutazione con la presenza dei genitori che sono le persone che meglio conoscono il bambino e contribuiscono portando le osservazioni quotidiane. Solo così possiamo fare una valutazione di quelle che sono le capacità del bambino cerebroleso e quindi instaurare un trattamento che lo aiuti a crescere e a migliorare le sue capacità: tutto ciò ha come primo obiettivo il migliorare la sua qualità di vita”.
La lettura del libro è utile per ognuno, a prescindere dalla prospettiva individuale verso la problematica. Infatti, gli autori scrivono che “quello che noi siamo oggi è il risultato della maturazione di tutte le vie nervose e delle nostre competenze motorie apprese da 0 a 6 anni”.
Personalmente lo consiglio ai genitori ed agli educatori, vista anche la seconda parte del libro che abbonda di consigli pratici sul come favorire il processo di organizzazione neurologica dei cuccioli d’uomo.
