Siamo organismi molto complessi.
Siamo organismi molto complessi dotati di un sistema nervoso complesso.
Grazie alla complessità del nostro sistema nervoso ed a sue specifiche proprietà biologiche (plasticità, ridondanza neuronale alla nascita, organizzazione rientrante), siamo corpi che interagendo con il loro ambiente non solo “sanno” ma apprendono anche di essere i possessori di queste “conoscenze” (genesi dell’Io soggetto).
Ecco il perché, in quanto esseri umani, da una pietra levigata ad un libro abbiamo da sempre interagito con l’ambiente grazie anche agli strumenti che avevamo inventato, esperendo come lo “strumento” fosse in grado di modificare le nostre capacità biologiche (sia fisiche sia di pensiero).
Da tale prospettiva non possiamo nutrire alcun dubbio quando ci viene chiesto se le “macchine intelligenti” ci stanno cambiando (trovo difficile da neurofisiopatologo definire l’intelligenza di un corpo biologico potete immaginare quando si parla di intelligenza di una macchina).
Non c’è dubbio, le tecnologie che stiamo sviluppando oggi sono di diversa natura rispetto a quelle del passato.
Infatti, come scrive il professor Alberto Oliverio in un articolo pubblicato su Mind n.257, non si limitano più ad estendere le nostre capacità fisiche e mentali ma ci accompagnano in molti aspetti del nostro cammino comportandosi sempre meno come strumenti e sempre più come compagni.
Queste macchine (IA) non solo più solo strumenti, sono estensioni cognitive di noi stessi.
In altri termini, con questa nuova tecnologia il nostro legame si è spostato dall’utilità all’intimità cambiando ancora una volta “chi siamo”.
Lo dimostra il dato che, specie nei più giovani, la concentrazione (non l’attenzione) più profonda e senza distrazioni è sempre più problematica.
E’ questo un elemento importantissimo dalla mia prospettiva (definire i correlati neurali nei disordini del neurosviluppo per suggerire proposte terapeutiche coerenti con la clinica).
Se le macchine possono sostituirci in alcuni compiti che fino a ieri ritenevamo prettamente umani, cosa ci distingue?
La risposta sta proprio in questo cambiamento di concentrazione dei giovani.
E’ un’ulteriore evidenza che NOI siamo ESPERIENZA INCARNATA.
Cosa che una macchina non potrà mai essere.
Almeno fino a quando non sarà dotata di un sistema propriocettivo ed enterocettivo capace non solo di mappare abbondantemente quel corpo in una parte di esso (cervello) ma anche di integrare queste informazioni con i mutamenti ambientali conseguenziali a quelle informazioni.
