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DIVENTARE MAMMA E’ ANCHE UNA QUESTIONE DI NEUROPLASTICITA’

                        

Siamo una specie vivente che si differenzia dal resto del creato per il venire al mondo con un cervello immaturo (dalla prospettiva organizzativa), ridondante, estremamente plastico.

A proposito di neuro-plasticità, chi può ancora sostenere che questa proprietà biologica dei nostri cervelli sia una “faccenda” che riguarda solo i primi anni di vita?

Ogni donna diventata madre ha esperito, nel corso della sua gravidanza, profondi mutamenti capaci di cambiare la percezione stessa che ha di sè stessa.

 Questo grazie alla neuro-plasticità.

In un interessante saggio, “Nella mente di una mamma” Mondadori 2025, la neuroscienziata Susana Carmona ci ricorda che nel 95% dei mammiferi è la madre ad occuparsi della prole, mentre il padre si disinteressa o addirittura li attacca. Nel restante 5% dei casi i padri partecipano in qualche misura alle cure parentali e, talvolta, sono addirittura i principali responsabili dell’accudimento. Nelle specie monogame (mantengono lo stesso partner per lungo tempo) si osserva spesso una strategia di accudimento biparentale.

Dietro al comportamento di una mamma leonessa, di una mamma ratto o di una mamma umana c’è una motivazione comune: il desiderio di stare a contatto con la prole ed il bisogno di garantirne il benessere.  Senza questa motivazione, la maggior parte delle specie presenti sul nostro pianeta si sarebbe estinta.

 Se le madri non provassero il bisogno di stare con i piccoli e di garantirne la sopravvivenza, questi, a cominciare da quelli che nascono immaturi come gli esseri umani, morirebbero, e la specie si estinguerebbe.

Il comportamento materno è l’essenza della vita per come la conosciamo oggi.

Si intuisce facilmente che, comprendere quali aree cerebrali e quali funzioni siano coinvolte in questi cambiamenti ci aiuta a conoscerci meglio.

La neuroscienziata ci ricorda che, “ le variazioni di minuscole molecole chiamate ormoni innescano cambiamenti cerebrali e, dunque, psicologici che, a loro volta, estendono il loro battito d’ali alla sfera sociale, politica e perfino spirituale”.

Tra i principali induttori endogeni della plasticità cerebrale ci sono gli ormoni sessuali.

 Gli ormoni sessuali sono in grado di indurre cambiamenti nella struttura e nella funzione del S.N.C., sia nelle aree più profonde (amigdala, ippocampo, nucleo accumbens con i loro collegamenti con l’ipotalamo) sia in un insieme di regioni corticali, quali la rete attenzionale ventrale (specie cingolato anteriore ed insula) e la rete di default (corteccia prefrontale mediale, precuneo, giunzione temporo-parietale).

L’autrice nel suo saggio ci ricorda che, nel cervello si trova la materia prima che l’esperienza e le pressioni ambientali plasmeranno e scolpiranno, dando forma a ciò che siamo.

Non ha più senso separare ciò che è fisiologico da ciò che è psicologico.

L’uno non esiste senza l’altro.

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