Ho vissuto ed operato, quale neurofisiopatologo, in un’epoca in cui le neuroscienze demolivano la scissione che i tecnici in precedenza avevano creato tra neurologia (buchi nel cervello) e psichiatria (disfunzioni senza buchi), rendendola non più pertinente. Infatti, che si tratti di muoversi o di percepire, di parlare o di pensare, di essere coscienti o incoscienti, di ricordare o di dimenticare, per le neuroscienze sono sempre faccende che accadono nel cervello.
Allo stesso tempo, ho avuto il privilegio di vivere e di svolgere la mia professione in un tempo in cui le neuroscienze stanno dimostrando che non è il cervello a pensare ma l’uomo possessore di quel cervello; non è il sistema nervoso a sentire, agire e reagire, ma un organismo dotato di un cervello complesso.
Ma quanto complesso deve essere il sistema nervoso di un “corpo” per poter garantire a quell’organismo di sviluppare abilità?
Può aiutarci a riflettere su questa domanda o forse sull’assurdità di tale quesito (l’ossessione che manifestiamo nel voler costantemente misurare per “misurarci”) quanto emerge dallo studio di specifici insetti.
La rete neurale della motivazione compare in natura già in organismi dotati di un sistema nervoso di appena 1 milligrammo (insetti). I neuroni che costituiscono tale rete, da sempre ovvero dagli insetti, sono neuroni che liberano dopamina negli spazi sinaptici e, pertanto, comunicano da sempre con neuroni post-sinaptici provvisti di specifici recettori per la dopamina. L’attivazione di questa rete favorisce la genesi di specifici comportamenti quale, ad esempio, l’aumento della motivazione a cercare zuccheri.
Anche la rete neurale che modula la “piacevolezza” compare in natura in “organismi antichi” quali, ad esempio, gli insetti. I neuroni di questa rete sintetizzano e liberano negli spazi sinaptici endocannabinoidi per “comunicare” con i neuroni post-sinaptici e favorire la genesi di comportamenti che esprimono “beatitudine” (per esempio, estensione della lingua dopo aver bevuto, “leccarsi i baffi”).
E’ per tutto quanto stiamo leggendo che mi risulta difficile, se non impossibile, riuscire a “seguire” alcuni tecnici quando suggeriscono alle famiglie di bambini con disordine della fase sensori-motoria del neurosviluppo (stereotipie, severa compromissione dello sviluppo del linguaggio verbale o della comunicazione anche gestuale, apprendimenti disordinati delle autonomie, ecc.) che il problema principale per “quel bambino” sia la motivazione (come se la motivazione potesse essere qualcosa regolabile consapevolmente ed indipendente dalla rete neurale o Organizzazione Neurologica).
P.S.
Scrivo questo breve articolo mentre mi giunge la notizia che il premio Nobel per la Medicina per l’anno 2026 è stato assegnato ai professori Deisseroth, Hegemann e Nagel per i loro studi sull’optogenetica ovvero per le scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e per lo sviluppo dell’optogenetica (ci consentirà di poter studiare il fattore temporale che regola l’organizzazione dei nostri circuiti neuronali). Mi piace ricordare che la sperimentazione è partita da uno stimolo specifico: “l’accensione di una luce blu”.
E’ solo una coincidenza con il simbolo ufficiale dell’autismo che si celebra il 2 aprile?
Da napoletano scaramantico preferisco sognare che è l’inizio di nuove ed importanti conoscenze.
Solo una migliore comprensione del funzionamento dei sistemi nervosi potrà rendere la condizione autistica meglio trattabile.
