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L’ERRORE DI CARTESIO TRENT’ANNI DOPO: COSA E’ CAMBIATO? (settima parte)

                    

Alla fine della quinta parte avevo scritto che il differente interesse mostrato, negli anni ottanta, dai tecnici dell’autismo (neuropsichiatri infantili, psicologi, educatori, abilitatori) verso due studi di psicologia sperimentale, a mio avviso, rappresenta il fattore che più aiuta nel farci comprendere il perchè l’autismo non sia mai stato trattato biologicamente (Errore di Cartesio che persiste nonostante quanto ci dicono le neuroscienze da trent’anni).

Il professor C. H. Delacato, già sul finire degli anni sessanta del secolo scorso, come letto nella quarta parte di quest’articolo, aveva iniziato a prestare cure a bambini con difficoltà nella letto-scrittura, con difficoltà nello sviluppo delle competenze motorie (all’epoca definite paralisi cerebrali infantili) e con difficoltà nell’apprendimento di abilità tipicamente umane quali il linguaggio e la relazione (autismo).

Lo faceva ispirandosi ai principi dell’Organizzazione Neurologica ovvero di come il cervello umano, selezionatosi nel corso dell’evoluzione, deve organizzare, dalla nascita in poi, la sua struttura (anatomia) per garantire le sue funzioni (fisiologia).

Per aiutare, soprattutto i genitori, a comprendere la sua “teoria”, oltre ai principi biologici che stavano alla base dei suoi “suggerimenti terapeutici”, nel suo libro “Quando è difficile imparare a leggere” (Armando Editore, II edizione, 1979) a pag. 86 scrive: “Sono stati compiuti alcuni importanti esperimenti per dimostrare che imparare a vedere è collegato strettamente con il movimento, con la posizione della testa (propriocezione) e con l’uso di tutti gli altri sensi fin dai primi giorni di vita. Uno dei più ingegnosi è stato condotto dallo Held, che mantenne dei gattini in condizioni di oscurità fin dalla nascita, permettendo loro di vedere solo durante gli esperimenti. Il primo fu posto in un cestello, con la testa scoperta e le zampe che sporgevano fuori e toccavano il pavimento, in modo che muovendole poteva far ruotare il cestello. Il secondo era anch’esso posto in un cestello e sempre con la testa scoperta, perché potesse vedere ma non poteva muovere le gambe. Il suo cestello era collegato al primo mediante una puleggia: così se il primo gatto si muoveva, anche il secondo si muoveva nella stessa direzione e nella stessa misura. La sola differenza consisteva nel fatto che le zampe del primo gattino toccavano il pavimento e facevano ruotare il cestello, mentre quelle del secondo restano assolutamente inutilizzate. Lo Held accertò che il gattino a cui era consentito usare le zampe per creare movimento imparava a vedere e percepire. L’altro gattino, che usufruiva della medesima esperienza visiva ma non si serviva delle zampe, restava incapace di sviluppare del tutto la visione. Clamorosa dimostrazione del fatto che imparare a vedere esige il movimento del corpo. Mi convinsi che a un bambino si deve dare la massima possibilità di muoversi in questo stadio (sensori-motoria o primi mille giorni di vita), non solo ai fini del movimento in se e per sé, ma anche per aiutare la sua vista a svilupparsi in modo più completo”.

Non avverto alcun imbarazzo nel definire il professor C. Delacato un profeta.

Questo perché, circa un ventennio prima della pubblicazione del libro L’errore di Cartesio di A. Damasio, il professor C.H.Delacato invita ad interpretare i casi di dislessia, così come la clinica dell’autismo, in termini di anatomia e fisiologia del sistema nervoso e guarda il cervello non da una prospettiva “modulare” (come i suoi colleghi del tempo) ma come un sistema integrativo.

E, allora?

Allora, di questo esperimento così come di queste teorie (autismo sinonimo di disfunzione cerebrale oppure autismo come sinonimo di atipica integrazione neuronale) nessun tecnico (neuropsichiatra infantile, psicologo, educatore, riabilitatore), fatta eccezione per pochissimi, mostrò un reale interesse scientifico.

Invece, qualche anno dopo (1983), la psicologia sperimentale presenterà un nuovo studio, con una conseguente nuova teoria, che sedurrà l’intera comunità dei tecnici dell’autismo dell’epoca.

Ne discuteremo tra qualche giorno.

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