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Il muro d’ombra…….Auguri di buon Natale

Siamo ormai sotto tiro, il Natale lo percepiamo nell’aria e la liturgia cerca di farci convinti che se il Signore è venuto duemila anni fa, e verrà nella gloria alla fine dei giorni, viene anche in quest’ora della storia, ma compare come ospite velato.

Dice Elia: “ Il Signore è venuto ma non lo hanno riconosciuto”

Il problema è del riconoscimento.

Per noi, conoscere Gesù non è poi tanto difficile: lo conosciamo nella liturgia, nella Bibbia, negli studi di teologia, nelle nostre meditazioni, nel tabernacolo; conosciamo il suo pensiero, la sua parola, la sua opera.

Il problema è riconoscere, che è molto più difficile di conoscere, perchè bisogna saper togliere il muro d’ombra, dice Ungaretti nella poesia La Madre.

Il nostro corpo è come il muro d’ombra...

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Chi siamo?…..Evoluzione, neurosviluppo, apprendimento

In tanti articoli precedenti abbiamo visto come, i ricercatori in neuroscienze, hanno demolito qualsiasi modello organizzativo, delle nostre cortecce cerebrali, di tipo modulare e, dunque, qualsiasi protocollo terapeutico di tipo cognitivista, per la cura delle patologie del neurosviluppo.

In altri termini potremmo dire che, è il concetto stesso di “cognizione umana” ad aver subito una radicale modifica negli ultimi decenni. Infatti, si è presa “conoscenza”che, la realtà esterna possiede una sua oggettività che gli uomini non possono “conoscere”.

Il nostro cervello non si è evoluto per “conoscere” il mondo esterno così come è in realtà (ciò che pensano i cognitivisti), ma per garantirci la sopravvivenza...

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Modificare il passato per migliorare le percezioni presenti

Sin dai primi articoli pubblicati (maggio 2016), il blog ha tentato di spiegare, nei termini delle neuroscienze attuali, perchè l’ approccio comportamentista non possa  rappresentare la proposta terapeutica di prima scelta per la cura dei disturbi dello spettro autistico in età evolutiva. Allo stesso tempo, in tantissimi articoli, si è cercato di far luce sull’approccio neurobiologico evolutivo al fine, sia di definire quali circuiti neuronali sono compromessi nel bambino autistico che stiamo osservando, sia per stabilire le giuste proposte terapeutiche abilitative (esperienze sensori-motorie).

La nostra scelta nasce anche dalla consapevolezza che abbiamo un passato in comune con tutte le specie viventi che ci circondano, dato che ognuna di esse si è evoluta nello stesso ambiente i...

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Se modifichiamo le nostre esperienze modifichiamo il nostro cervello

Immaginate una strada molto buia. In lontananza c’è un lampione che illumina un piccolo tratto di marciapiede (tutti gli altri sono fuori uso). Nel cerchio di luce c’è qualcuno a carponi. Vi avvicinate e domandate a quella persona cosa stia facendo. “STO CERCANDO LE CHIAVI”, risponde. Naturalmente desiderate dare una mano, dato che il tizio sembra disperato. E’ tardi e fa freddo, e certamente quattro occhi vedono meglio di due. Quindi per rendere più efficiente la ricerca, domandate : dove sono cadute le chiavi? MI SONO CADUTE LAGGIU’, ed il tizio indica un punto lontano un centinaio di metri. Ma allora perchè le sta cercando qui? “PERCHE’ QUESTO E’ L’UNICO POSTO DOVE RIESCO A VEDERE”

Il dottor Carl H...

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Dare senso ai sensi

Dalle neuroscienze moderne è emerso che, come per tutte le specie del creato, non siamo venuti al mondo per “conoscere” la realtà delle cose (anche perchè ogni specie vivente percepisce alcuni aspetti della realtà, a discapito di altri), ma per manipolarle, al fine della sopravvivenza.

In tale ottica, il processo di tentativo ed errore (attività sensori-motoria), o, per meglio dire, la RISPOSTA MOTORIA (movimento o inibizione del movimento), rappresenta il “cuore” della percezione. Infatti, tutto il “percepito” (esperienze sensori-motorie precedenti) fornisce al cervello quell’essenza capace di plasmare l’intera architettura neuronale (organizzazione neurologica)...

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La percezione è il sapore di una mela

Quando nel 1992 incontrai Carl H. Delacato ebbi la fortuna di “incontrare un maestro”. Infatti, senza che io ne avessi la piena consapevolezza, nei sette anni successivi che collaborai con lui, costantemente mi indicò “come osservare” e non “cosa osservare”.

L’aspetto più affascinante è che, il dottor Delacato, raggiunse il suo scopo, non con l’uso di una moderna tecnologia ma, modificando il mio modo di “vedere”.

Dagli articoli precedenti pubblicati dal blog (la fabbrica del cognitivo) abbiamo compreso che, tutto quello che convenzionalmente abbiamo definito cognitivo (linguaggio, letto-scrittura, concetto di spazio-tempo, comprensione delle metafore, immaginare scene, prendere decisioni giuste svincolate dal qui ed ora, ecc...

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Il microbiota può determinare le nostre “scelte”?

Il microbiota è l’insieme dei microorganismi simbiotici che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo. Negli esseri umani si trovano milioni di specie differenti di microorganismi, i più numerosi dei quali sono batteri, ma anche in misura inferiore virus e miceti. Il numero totale di cellule del microbiota è oltre cento volte il numero delle cellule dell’uomo, come anche il numero dei geni espressi (microbioma) da tali colonizzatori risulta essere cento volte il numero dei geni dell’uomo. Ogni individuo possiede il suo microbiota che costituisce una sorta di impronta digitale dell’individuo, in quanto varia da soggetto a soggetto, anche se esiste un certo numero di specie condivise da tutti (nucleo filogenetico del microbiota umano)...

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La fabbrica del cognitivo (ultima parte)

Come abbiamo visto negli ultimi due articoli del blog, le nostre “abilità cognitive”(linguaggio, scrittura, lettura, capacità di comprendere metafore e barzellette, ecc.) si “fabbricano”. Questo processo di fabbrica viene indicato dalle neuroscienze moderne con il termine di processo di ORGANIZZAZIONE NEUROLOGICA.

Tale “fabbrica” comincia poco dopo il concepimento e tutti i “mattoni” (neuroni e loro connessioni), messi al posto giusto, risulteranno fondamentali al fine di consentire all’individuo di esprimere quelle “funzioni cognitive tipicamente umane”(modalità umana di astrarre significato).

Non vi sono dubbi che, nel corso dell’evoluzione, vivendo l’organismo in un ambiente notevolmente dinamico, grazie all’adattabilità dei “mattoni” e della circuiteria (plasti...

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La fabbrica del cognitivo (parte seconda)

Una velocità di lettura, che rientra nella media dei lettori esperti, è di circa 250-300 parole al minuto. Indipendentemente dalla velocità, le parole lette attivano una specifica area cerebrale collocata nel solco occipito-temporale sinistro. Questo non significa che per leggere è sufficiente essere provvisti di un’area della lettura, nè che un’abilità cognitiva (lettura) sia specificata in una regione cerebrale.

Infatti, la lettura, abilità tipicamente umana, richiede il funzionamento di numerose aree cerebrali, la cui attività viene condivisa da altre abilità cognitive.

Ad esempio, mentre parliamo o leggiamo la concentrazione di ossigeno nel sangue aumenta in un gruppo di aree della corteccia cerebrale sinistra più che in altre aree corticali...

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